Come nasce l’organizzazione


È il 31 luglio 2007 quando nel Parco degli Acquedotti compaiono le ruspe per abbattere le fatiscenti, difformi e limitanti recinzioni che racchiudono orti abbondantemente modificati nello stato d’uso.

Gli orti erano lì almeno dagli anni cinquanta dello scorso secolo e a noi, che frequentavamo il Parco erano ormai diventati di casa. Percorrevamo gli stretti percorsi che le loro recinzioni consentivano ed eravamo quasi rassegnati e inconsci dello stupendo spettacolo naturale che ci veniva sottratto.
Gli enti ed i cittadini della X circoscrizione hanno finalmente vinto in quel frangente, ma dopo gli abbattimenti e le decine di camion utilizzati per rimuovere macerie di ogni tipo, lo spettacolo è desolante e lo spazio occupato dagli ormai ex orti è terra di nessuno. Vengono razziate piante, bruciati alberi e lo stato di degrado è quanto mai evidente nel confronto con le altre zone del Parco che risultano costantemente curate e vigilate. La zona degli ex orti è di circa 4 – 5 ettari di superficie e si sviluppa per circa 1.100 metri di lunghezza dal Casale di Roma Vecchia in direzione della Via del Quadraro per una larghezza variabile a cavallo del Fosso dell’Acqua Mariana.

Questi campi, pur superficialmente liberati, non risultano fruibili, anzi, sono pericolosi per la massa di materiali affioranti costituiti nella maggior parte di ferri, rottami di materiali da costruzione, tegole e materiali plastici di ogni tipo. Numerosissime sono, per fortuna, le piante e gli alberi da frutta e fichi, mandorli, olivi, susini, prugni, mandorli, aranci, limoni, viti, noci, ecc. Tutti però non risultano più curati e, man mano, canne, rovi ed erbacce occupano gli spazi tanto da far quasi rimpiangere, a chi vi si avventura, i vecchi orti.

E qui l'idea: perché, perdurando l’assenza di iniziative delle istituzioni, non riqualificare queste zone? E così Luciano, un costante frequentatore da oltre 35 anni del parco, comincia ad attivarsi. È l'ottobre del 2008, e, stilato un semplice messaggio con i suoi riferimenti e le motivazioni dell’iniziativa, provvede a distribuirlo. Ben presto qualcuno chiama; Pino, Carlo ed altri danno la loro disponibilità e Luciano decide di preparare un progetto da presentare agli Enti referenti del territorio (X Circoscrizione e Parco Regionale dell’Appia Antica). Il progetto viene recepito e la risposta ”faremo sapere” rimanda al futuro.

Il degrado del territorio degli ex orti è ormai insostenibile ed evidente e la risposta, pur sollecitata, non arriva. Un inesorabile bosco preclude la vista ed i percorsi degli spazi liberati. Finché, un bellissimo giorno della fine di agosto del 2010, Luciano nota un signore con la maglietta gialla intento alla potatura degli spinosissimi rami bassi di alcuni giuggioli; si accosta, si presenta, lui é Raimondo, il “professore”. Gli espone allora il progetto, lo condivide con lui il e il 29 agosto 2010 decidono di mettersi all’opera. Poi, pensano, altri si uniranno.

E così, a poco a poco, vedendo quei due immersi nel verde con zappe e rastrelli, alcuni si avvicinano e cominciano a chiedere, ad informarsi. All'inizio la domanda più frequente era: “Ma che, rimettete gli orti?”, ma poi si convincono della loro buona fede e qualcuno si ferma a dare una mano.

I "Volontari per il Parco", come riportava il cartello apposto tra i rami del giuggiolo da Raimondo, richiama l’attenzione di tanti: Vincenzo, Massimo, Francois, Paola, Bruno, Mario, Ciprian, il “consigliere” Vittorio tra i primi, poi altri, Bruno, Paolo, Lucio, Renato, Carlo, Joseph, Caterina con il suo cane Merlino, Rocco (fornitore tra l’altro anche di utensili ed appoggio morale e materiale delle istituzioni) con il piccolo Lorenzo, Pasquale con Antonietta e Giuseppe, che assicurano da subito il fattivissimo apporto di conoscenze per la  raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei materiali sottratti al sottosuolo, e gli amici dell’ Ente Parco per la loro costante presenza, la dolcissima Mila, Fabrizio, Sosio ed altri.

La varietà delle culture e delle etnie (Francese, Romena, Inglese e Italiana) confluisce in un unico scopo: migliorare e far usufruire a tutti quell'incommensurabile dono e patrimonio naturale, paesaggistico ed architettonico che il Parco degli Acquedotti costituisce. Così le barriere naturali, costituite da altissime canne e rovi, vengono rimosse facendo scoprire un gorgogliante Fosso dell’Acqua Mariana con papiri e calle rifiorenti. Poi il resto (ed è l'attualità): la cura delle piante, la loro sistemazione e potatura, il riordinamento dei sentieri per consentire un sicuro e agevole transito, l’abbattimento di altre barriere che precludono la vista delle arcate dell’ Acquedotto Claudio, il monitoraggio del territorio, la manutenzione e quanto più potremo con  l’apporto e la sensibilità di chi come noi ama e rispetta la natura per renderla, possibilmente, intatta alle generazioni future per goderne e, nel contempo e con l’esempio, invitare a ripercorrere e migliorare la nostra storia.